___c i a i l a n___

martedì, 01 luglio 2008

Lungo i bivi della tua strada, incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere, dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare, spesso si gioca la tua esistenza e quella di chi ti sta vicino.

"Ogni volta in cui crescendo avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un'idea, senza avere un'idea di se stessi, è una delle cose più pericolose che si possa fare"

Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere, Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici, viene sradicato al primo soffio di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma, la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose, e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti...

Sai  qual è l'errore che si fa sempre? Quello di credere che la vita sia immutabile, che una volta preso un binario, lo si debba percorrere fino in fondo. Il destino, invece, ha molta più fantasia di noi. Proprio quando credi di trovarti in una situazione senza via di scampo,  quando raggiungi il picco della disperazione massima, con la velocità di una raffica di vento, tutto cambia, si stravolge, e da un momento all'altro ti trovi a vivere una nuova vita…

… quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siedi ed aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuto al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta ed aspetta ancora.

Stai fermo, in silenzio, e ascolta il tuo cuore.

Quando poi ti parla, alzati e va'... dove lui ti porta.

                                                    

                                             (Da: Va dove porta il Cuore)


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lunedì, 02 giugno 2008

amama.jpg picture by gilbyrm1


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sabato, 23 febbraio 2008

*Perché le donne stanno così tanto nei bagni pubblici?*

Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: 'MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto' e poi ti mostrava 'la posizione' che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza.
'La posizione' è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita.
Ma ancora oggi, da adulte, 'la posizione' è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.
Quando 'devi andare' in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad aspettare, sorriden do amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. E' la posizione ufficiale di 'me la sto facendo addosso'.
Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con 'la bambina piccola che non può più trattenersi' e ne approfittano per passare avanti tutte e due!
A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe.Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c'è la chiave (non c'è mai); non importa...

Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c'è (non c'è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com'è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai. Tornando alla porta... dato che non c'è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l'altra ti abbassi i pantal oni e assumi 'la posizione'...AAhhhhhh... finalmente... A questo punto cominciano a tremarti le gambe... perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentrodi te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa 'non sederti mai su un gabinetto pubblico!', così rimani nella 'posizione', ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe.

Mantenere 'la posizione' richiede grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo...! non ce n'è...! (mai). Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare and are la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati. NO!!
Allora urli 'O-CCU-PA-TOOO!!!', continuando a sp
i
ngere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo
molto) e ti rimetti a cercare il keenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l'interruttore!

Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perché l'altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non sapevi dove a ppendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile.
Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze... il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così; perché il suo culo non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero 'non sai quante malattie potresti prenderti qui'.
Ma la debacle non è finita... sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone!
Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna!
Finalmente vai al lavandino. E' tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere la borsa nel lavandino; l'asci ugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo!

Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente,
cosciente del fatto che hai passato un'eternita' la' dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata!

Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava.
'Perché ci hai messo tanto?' ti chiede irritato. 'C'era molta coda' ti limiti a rispondere.

E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarieta' , perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l'altra ti tiene la porta e l'altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere 'la posizione'. E la dignità

*Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagnopubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto.

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martedì, 15 gennaio 2008

 

 

 

...... E quando ti grava addosso il peso del tempo, quando
sopra le pagine del diario non sai più cosa scrivere
che le speranze scivolano di mano e il gelo ti entra nelle ossa.
Giacciono insieme sulla terra secca le cicatrici
e una storia consumata.
Ogni passo costa fatica il respiro è diventato sibilo.
Ti accorgi che sei rimasto con le mani vuote.
Ora ti trovi solo col tuo tempo tramutato in cenere.
Non importa che inventavi favole e hai scontato la vita
guidando un girasole con le mani.
Ormai più non brillano gemme nei tuoi occhi.
L’inverno adesso sale col suo ritmo quieto di pendolo
e voleranno via come foglie
le pagine rimaste intatte del tuo diario.
Prima che le porte si chiudano frusciando
e si dissolva, dietro, ogni miraggio l’ultimo atto sarà il tentativo
di catturare nello sguardo anche una scheggia soltanto
di sole.


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domenica, 13 gennaio 2008

 

MANI CHE CERCANO..

E come dalle mani
Tutto scivola,
Le mani che cercano un appiglio
su una fredda parete di ghiaccio...
con spruzzi di colore trafiggono
l'esistenza
quasi a scandire l'evidenza.
E tutto scivola...
Come una rondine mi lascio
volare nel cielo
E mi lascio trasportare dalle correnti.
di quel mare della vita.....

Franco Sportelli


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sabato, 29 dicembre 2007

AUGURI !!!!


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venerdì, 30 novembre 2007

 

Usciamo dall'adolescenza con un'impronta,

uno stile, un gesto vitale.

Le nostre azioni e decisioni non sono altro

che metamorfosi di quello stesso gesto

e del successivo senso di colpa

che inevitabilmente lo accompagna.


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martedì, 27 novembre 2007

Ma pensa un po'.    Il Monte Bianco è cresciuto di due metri. Beato lui.

Escludendo che sia un fatto ormonale, se no gli spuntavano anche le   tette, come la mettiamo?

Dicono che sia un accumulo di ghiaccio.

Ma il pianeta non si stava surriscaldando? Qui non si capisce più niente.

Neanche sulla temperatura della Terra riescono a mettersi   d'accordo.   

Però continuano a trifolarci l'anima co' sta storia del risparmio dell'energia.

Noi facciamo di tutto:  
chiudiamo i rubinetti quando ci laviamo i denti e ci   facciamo venire la schiuma alla bocca come i dobermann,
le lavatrici le facciamo di notte come i carbonari,
mettiamo le lampadine a basso consumo, che quando le accendi, per un quarto d'ora, ti sembra di stare in una stalla,
e chiudiamo il frigo, quando ancora abbiamo mezza mano dentro, a costo di tranciarcela via, per non lasciare il frigo aperto.
Però qualcuno mi deve spiegare, mi deve dare un motivo 1  del perchè, nelle città, si lasciano interi grattacieli di uffici tutti accesi per tutta la notte, e nessuno dice nulla.
Non c'è uno che fa un plissè.
Torrioni accesi a giorno.   Luminarie da casinò di Las Vegas. Con un computer ad ogni scrivania, acceso pure quello.
Ma che ci vuole a obbligare gli uffici a spegnere le luci?
E già  che ci siamo, a installare le lampadine a basso consumo?

Ci avete fatto venire due lampadari di Murano così, con le «basso consumo», e poi?
No, perchè io posso anche leggere a letto solo alla luce del lampione di   sotto per risparmiare energia, ma se poi mi sta completamente acceso il grattacielo di fronte mi sento lievemente presa per il culo.

E i frigoriferi dei supermercati? Ne vogliamo parlare? Che fa un freddo che neanche in Alaska?

Che se tu passi per il corridoio degli yogurt, ti devi mettere il passamontagna e le moffole e arrivi   alla cassa coi baffi pieni di brina?   Non è spreco di energia anche quello?  E' il caso di tenere le mozzarelle alla temperatura degli igloo? Mi chiedo.

Che se compri un etto di burro, poi, per cucinare devi stirarlo, altrimenti ti tocca tagliarlo con la motosega?

Ci sono frigoriferi da banco lunghi sessanta metri.

All'altezza dei salami ti comincia a colare il naso, ai latticini hai la punta delle dita blu, davanti alla pasta per le pizze cominci ad avere   la broncopleurite, quando arrivi al latte fresco e yogurt hai tutti i sintomi del congelamento, e ti butti sul girarrosto coi polli che sfrigolano, perchè ti sembra di entrare in una baita al caldo.

Ma mettete una porta a 'sti frigo  che consumano un lago artificiale di corrente al giorno.

E i led luminosi che noi dobbiamo spegnere, pena la distruzione del pianeta?   Quegli occhietti rossi che ci guardano dalla sala?   Noi li spegniamo, sì sì.
Poi andiamo al "super" e ci sono 42 televisioni accese che trasmettono tutte lo stesso programma.
Questi non sono sprechi di energia, cari politici miei?  I casi sono due.
O cercate di risolvere in qualche modo la questione o  se no dite: il risparmio energetico era una delle solite nostre
cazzate, fate pure quel che volete, usate il laser per tagliare il salmone e lavatevi i denti nella vasca da bagno!

Luciana   Littizzetto


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giovedì, 11 ottobre 2007

 

 


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lunedì, 08 ottobre 2007

Perché i costruttori battono i distruttori &

Nel corso della storia vi sono sempre stati i costruttori e i distruttori. I primi hanno coltivato la terra, edificato le città, sviluppato le scienze. Gli altri, in genere pastori incolti ma ottimi guerrieri, hanno saccheggiato e distrutto quello che avevano costruito i primi. I grandi costruttori, gli egiziani, i greci, i romani, ci hanno lasciato un immenso patrimonio materiale costituito da edifici, città, templi, strade e poi scienza, filosofia, letteratura, teatro. I distruttori invece, pensiamo ai goti, ai vandali, agli unni, ci hanno lasciato solo rovine e il ricordo del terrore che incutevano. Nel campo politico — e talvolta anche nelle imprese — si ripete un po’ quello che accade nelle guerre di conquista. Vi sono politici che cercano il potere per realizzare un loro programma. Allora demoliscono ciò che ritengono sbagliato per far posto al nuovo. Inseriscono dirigenti e collaboratori fedeli ma, se trovano gente di valore, la fanno lavorare al loro progetto. Ma vi sono anche quei politici che, invece, cercano la carica per se stessa, non hanno nessun sogno, nessun progetto da realizzare. Arrivati al potere, la loro prima preoccupazione è distruggere ciò che ha realizzato il predecessore, anche se è ottimo, per emergere loro.
Teniamo presente che tutto quello che facciamo, sia esso la nostra casa, oppure un libro, una canzone, una scuola, è una oggettivazione di noi stessi. Vi trasferiamo ciò che abbiamo di meglio, ciò che vogliamo donare agli altri, ciò che vogliamo che sopravviva. Chi distrugge, chi frena gli altri, lo fa perché non ha nulla da dare e può solo provare invidia, Invece chi crea, realizza, edifica, anche quando è ambizioso, anche quando è autoritario, nel profondo ha un animo generoso, e si realizza nel fare cose che servono agli altri. Ho conosciuto persone che, senza guadagnarci nulla, hanno edificato scuole, università, ospedali, comunità per il recupero dei drogati in tutte le parti del mondo. E sempre, senza eccezione sono stati attaccati, frenati dai distruttori.
Come hanno fatto a difendersi, a vincere? Inventando continuamente sempre nuove cose. Se i distruttori gli bloccavano un progetto, loro ne mettevano in piedi altri dieci. Se li fermavano in un posto, ricominciavano in un altro. E trovavano sempre qualcuno interessato, qualcuno che li aiutava. I distruttori sono rigidi, non hanno fantasia. E la fantasia, la creatività vincono sempre.
Da il corriere articolo di Alberoni.


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martedì, 18 settembre 2007

Credo siamo arrivati alla frutta, e dobbiamo dire grazie a governi che non hanno governato ma fatto solo i loro interessi, si è formato un comitato fatto di persone stanche dei continui soprusi, mangerie che stanno rovinanando il nostro paese, ecco una lettera inviata ad alcune testate giornalistiche.

Egregio Direttore,
 
ho deciso di scriverLe questa furiosa lettera di protesta per esprimere il mio più profondo senso di ribellione e di insofferenza nei confronti delle istituzioni. Da sempre sono stato animato dal più radicato senso di appartenenza alla mia Patria, nella quale ho creduto con tutto me stesso e senza riserve per tanti anni. Ho sempre risposto duramente a chi criticava il modo con cui i nostri Governi affrontavano i problemi di tutti i giorni, di qualsiasi corrente politica essi fossero permeati; e ho sempre ribattuto che nessun Governo avrebbe mai fatto scelte che andassero contro i Suoi cittadini, che sono parte integrante di uno Stato di cui sono gli unici depositari. Mai e poi mai avrei pensato di arrivare a non credere che potevamo vedere finalmente crescere un Paese civile, attento alle esigenze dei Suoi Cittadini, alla sicurezza della gente, all’importanza della famiglia e alla assoluta imparzialità della Giustizia. Ebbene purtroppo quel giorno è arrivato e con esso si è spento dentro di me ogni lumicino di speranza. Deluso di me stesso, distrutto nel morale e ormai completamente svuotato da qualsiasi flebile speranza, sono a comunicarLe che non sono più in grado di credere nella mia Patria. Lei non può avere idea di quanto dolore io stia provando nel leggere e rileggere che non sono più in “grado di credere nella mia Patria”. Sono parole che scavano ferite inimmaginabili nell’anima e nel cuore e tolgono qualsiasi voglia di continuare a credere. Potrà sembrare lo sfogo di un pazzo, ma se rifletterà bene leggendo parola per parola, lentamente, si renderà conto che da oggi l’Italia ha perso un Suo cittadino e che da ora in poi, senza una vera bandiera invisibile che gli coprirà le spalle proteggendolo, questo cittadino vagherà senza una meta e senza una guida che invece lo Stato avrebbe dovuto garantirgli, per l’impegno costante che lui e qualsiasi altro italiano come lui, ha messo ogni giorno in campo. Con questa consapevolezza nel cuore e la rassegnazione di chi vorrebbe credere ma non ne ha più le forze ho letto negli occhi della gente che incrociavo per strada la stessa cruda realtà, cogliendo però ancora qualche scintilla di volontà a resistere, negli occhi di qualcun’altro. Non credo di essere l’unico ad aver gettato la spugna e ammiro chi resiste e continua a credere che usciremo da questo tunnel fatto di ipocrisie, di promesse mai mantenute, di prese in giro solenni e di continue discussioni che non portano a nulla se non a scaldare gli animi. La nostra classe politica è drogata perché non si rende più conto di come stiano veramente le cose. Si passa sopra a scandali di ogni tipo senza punire i colpevoli, si assiste all’impoverimento della gente senza che nessuno faccia veramente qualcosa per imboccare la strada giusta … e intanto la gente soffre e stringe i denti ma lentamente, uno ad uno ci stiamo arrendendo. Abbiamo tentato di tutto usando l’unico strumento che avevamo in mano per cambiare le cose, il voto! Ma quel voto serve a poco, non serve a dare lezioni a nessuno né tantomeno a premiare qualcun’altro. Possibile che non ci sia modo di far capire a chi sta anni luce lontano da noi che stiamo male? Che vogliamo diventare un Paese di cui andare fieri? Che ci deve essere una soluzione a tutto questo? Ecco, lo sapevo … quella fiammella è tornata a scaldarmi il cuore, ma per quanto tempo ancora? Per quanto sarò in grado di desiderare qualcosa di meglio per tutti senza cominciare a pensare solo in maniera egoistica e chiudermi dentro me stesso senza fare più nulla per gli altri? Ancora per poco, molto poco. Forse c’è solo una speranza, che è quella di pensare che quel voto non lo voglio più usare. L’ho utilizzato per tanti anni, per esprimere sdegno per il passato e fiducia per il futuro, ma regolarmente quel voto è finito nel cesso insieme alle mie speranze di cittadino per bene. Quel voto va sfruttato in un altro modo. Va semplicemente non usato e nell’esatto giorno in cui dovrei usarlo, alle prossime elezioni, dovrei andare a Roma davanti ai palazzi dei nostri governanti, sedermi per terra e stare lì a guardare nella speranza che qualcuno mi noti e che capisca che ho un problema. Solo che quel giorno non sarò solo, con me ci saranno altre centinaia di migliaia di persone o magari milioni, che come me useranno il voto per protestare, semplicemente non usandolo e sedendosi
pacificamente in attesa che qualcuno capisca che tutti abbiamo il medesimo problema e che tutti abbiamo una sola e unica richiesta: che si comincia a fare veramente qualcosa per l’Italia e per tutti noi.
 
 comitato del Erection Day"


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sabato, 15 settembre 2007

«Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita… Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano»

 Che tristezza questo paese cosi' piccino da non poterlo nemmeno scrivere con la P maiuscola.
Muore la piu' grande giornalista ed una delle migliori scrittrici del novecento, e lo chador politico intellettuale occulta sulle bancarelle e nelle vetrine i suoi libri, autrice osannata dalla sinistra disprezzata dalla destra negli anni settanta, e viceversa in questi tempi odierni d'ipocrisia, buonismo e perbenismo.
Come se per valere qualcosa non si dovesse mai cambiare opinione, od essere asserviti ad un qualsivoglia potere mediatico o partitico.
Una donna scomoda.
Una cronista orgogliosa della propria laicita', e della propria femminilita'. Col coraggio di denunciare le pratiche da medioevo, la caccia alle streghe, le teocrazie, la negazione dei diritti delle donne conquistati con sangue e sudore in secoli di civilta' occidentale ed orientale, perche' essere donna sia una condizione di genere, e non di discriminazione religiosa e sociale.
Oriana bambina viene dalla Resistenza, reporter della guerra nel Vietnam, ha sfidato e provocato con le sue interviste i capi di ogni Stato, fedifraga del potere e dei potenti.
Ha amato il suo Paese, le sue tradizioni, arte, cultura, i monumenti rinascimentali non sono orinatoi ed una moschea sulle colline fiorentine e' come piantare un baobab in un uliveto.
Questo diceva Oriana, con parole esasperate gridate ad ogni orecchio del mondo. Un mondo sordo e cieco, che l'ha piu' odiata che amata, piu' integralista del peggior integralismo.
E sola e' morta, nel ritorno alla sua terra, il suo unico amore assassinato dai dittatori greci, Oriana era contro ad ogni fascismo.
L'hanno chiamata pazza, augurandole gia' malata la morte, l'hanno inquisita e processata per le sue scritture, lapidandola in quanto donna e per la sua liberta' d'espressione.
Ora che Oriana non c'e' piu', festeggeranno ad Occidente come ad Oriente, i maschi, i teocrati, i fascisti, di ogni razza e colore, che non riconoscono il valore della liberta', della rabbia e dell'orgoglio.


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lunedì, 27 agosto 2007

 
tutto passa....ma non si dimentica...


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domenica, 05 agosto 2007

CHIUSO PER FERIE

BUONE VACANZE


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giovedì, 07 giugno 2007

In difesa del Val di Noto

di ANDREA CAMILLERI

 

I milanesi come reagirebbero se dicessero loro che c’è un progetto avanzato di ricerche petrolifere proprio davanti al Duomo? Rifarebbero certo le cinque giornate.

E i veneziani, se venissero a sapere che vorrebbero cominciare a carotare a San Marco?

E i fiorentini, sopporterebbero le trivelle a Santa Croce?

I rispettivi abitanti che ne direbbero di scavi per la ricerca del petrolio a Roma tra i Fori imperiali e il Colosseo, a piazza De Ferrari a Genova, sulle colline di Torino, a piazza delle Erbe, a piazza Grande, lungo le rive del Garda?

Non si sentirebbero offesi e scempiati nel più profondo del loro essere?
Ebbene, in Sicilia, e precisamente in una zona che è stata dichiarata dall’Unesco “patrimonio mondiale dell’umanità”, il Val di Noto, dove il destino e la Storia hanno voluto radunare gli inestimabili, irrepetibili, immensi capolavori del tardo barocco, una società petrolifera americana, la “Panther Eureka”, è stata qualche anno fa autorizzata, dall’ex assessore all’industria della Regione Sicilia, a compiervi trivellazioni e prospezioni per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo. In caso positivo (positivo per la “Panther Eureka”, naturalmente) è già prevista la concessione per lo sfruttamento dell’eventuale giacimento.

In parole povere, questo significa distruggere, in un sol colpo e totalmente, paesaggio e storia, cultura e identità, bellezza e armonia, il meglio di noi insomma, a favore di una sordida manovra d’arricchimento di pochi spacciata come azione necessaria e indispensabile per tutti. E inoltre si darebbe un colpo mortale al rifiorente turismo, rendendo del tutto vane opere (come ad esempio l’aeroporto Pio La Torre di Comiso) e iniziative sorte in appoggio all’industria turistica, che in Sicilia è ancora tutta da sviluppare.

Poi l’inizio dei lavori è stato fermato, nel 2003, dal Governatore Cuffaro su proposta dell’allora assessore ai Beni Culturali Fabio Granata, di Alleanza nazionale, in prima fila in questa battaglia.

Ma è cominciato quel balletto tutto italiano fatto di ricorsi all’ineffabile Tar, rigetti, annullamenti, rinnovi, sospensioni temporanee, voti segreti, vizi di forma e via di questo passo ( ma anche di sotterranee manovre politiche che hanno sgombrato il campo dagli oppositori più impegnati).

E si sa purtroppo come in genere questi balletti vanno quasi sempre tristemente a concludersi da noi: con la vittoria dell’economicamente più forte a danno degli onesti, dei rispettosi dell’ambiente, di coloro che accettano le leggi. E i texani, dal punto di vista del denaro da spendere per ottenere i loro scopi, non scherzano.

Vogliamo, una volta tanto, ribaltare questo prevedibile risultato e far vincere lo sdegno, il rifiuto, la protesta, l’orrore (sì, l’orrore) di tutti, al di là delle personali idee politiche?

Per la nostra stessa dignità di italiani, adoperiamoci a che sia revocata in modo irreversibile quella contestata concessione e facciamo anche che sia per sempre resa impossibile ogni ulteriore iniziativa che possa in futuro violentare e distruggere, in ogni parte d’Italia, i nostri piccoli e splendidi paradisi. Nostri e non alienabili.

per firmare l'aappello cliccate qui

http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/val_di_noto/index.html


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sabato, 19 maggio 2007

L’Associazione Culturale PUNTOEACAPO in collaborazione con BIANCO E NERO L'IMMAGINE LATENTE, sostengono Amnesty International per la campagna  “Mai Più Violenza Sulle Donne”.

L'associazione PUNTOEACAPO, è promotrice di tale importante iniziativa, e ha organizzato uno spettacolo con Cinzia Leone, “Poche Idee Ma Molto Confuse” , come suo personale e quale contributo che si devolverà per la campagna sostenuta da Amnesty International.

Sono trascorsi ormai molti anni da quando le donne hanno iniziato a organizzarsi globalmente per contrastare la violenza domestica e oltre 10 anni dall’adozione da parte dei governi della Piattaforma d’azione di Pechino. Ciononostante le donne continuano a essere picchiate, maltrattate, violentate e in alcuni casi perdono la vita per mano dei loro stessi mariti o partner. In molti paesi, legislazioni e politiche per combattere la violenza domestica sono spesso inesistenti o non adeguate. Amnesty International 
http://www.amnestylazio.it:80/2007/ALNW20070527-435.shtml  ha messo a punto il Programma in 14 punti per la prevenzione della violenza domestica. Esso costituisce un insieme di richieste indirizzate ai governi affinché assicurino l’adempimento dei loro obblighi in merito alla protezione delle donne dalla violenza domestica.

L’appuntamento è per
Domenica 27 Maggio alle ore 21 al
Teatro Vittoria di Roma
(Piazza Santa Maria Liberatrice, 10).
Ingresso 15 euro (posto unico).
Prevendite presso il botteghino del teatro (che a sostegno della campagna ha rinunciato ad applicare i diritti di prevendita).

Patrocinio di:
Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma
Assessorato alle Politiche per la Semplificazione, la Comunicazione e le Pari Opportunità del Comune di Roma

Coordinamento Donne CGIL Roma e Lazio
Coordinamento Donne CISL Roma
Coordinamento Pari Opportunità UIL Roma e Lazio

Sponsor:
http://www.associazionepuntoeacapo.it/news.asp?id=16 
Associazione culturale Puntoeacapo    

Solco Srl
Cooperativa Sociale San Saturnino
Associazione Culturale "Bianco e Nero - L'Immagine Latente
http://www.imagelatente.it

e con la collaborazione del Teatro Vittoria

Info:
ufficiostampa@associazionepuntoeacapo.it

 

Bianco e Nero l'immagine latente

IL PRESIDENTE

Giuseppe Scognamiglio


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mercoledì, 02 maggio 2007

......Ogni tanto mi chiedo se ci siamo rincoglioniti.

Se a forza di stare seduti davanti a L'isola dei famosi o al Grande fratello non abbiamo cominciato a pensare che la vita, in fondo, sia uno strano reality che qualcuno sceneggia tenendosi nell'ombra.

Se il bombardamento di tette, culi, giochi a premi e televendite non ci abbia affogato i neuroni in una melassa appiccicosa che ha finito per divorare tutto.

Se qualunque bugia ci venga raccontata possa passare tranquillamente per reale, da una guerra, a un attentato, alla verità sul sacro Gral.

Se ci siamo dimenticati che si può ragionare sulle cose e non solo prenderle per come sono. Che non diventano automaticamente reali se vengono ripetute ossessivamente e quotidianamannte.

Ci siamo arresi. Presi dalla quotidianità, dai problemi, dai dolori, dalle aspettative sempre tradite, abbiamo smesso di interessarci davvero a quello che ci succede intorno. Abbiamo delegato il nostro pensiero a qualcun altro che ci dice chi siamo, cosa dobbiamo mangiare, pensare, desiderare, cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Siamo dentro un brutto film di fantascienza che nessuno andrebbe a vedere, ma che tutti ci accontentiamo di vivere come realtà.

(questo passaggio, che io trovo molto bello e veritiero è tratto dal libro di Patrick Fogli "l'ultima estate di innocenza")


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domenica, 29 aprile 2007

 


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giovedì, 19 aprile 2007

In una intervista della Tv americana, Jane Clayson ha chiesto ad una ragazza orfana a causa della tragedia delle Twin Towers:

"Dio come ha potuto permettere che avvenisse una sciagura del genere?"

La risposta che ha ricevuto è.. "interessante": "Io credo che Dio sia profondamente rattristato da questo, proprio come lo siamo noi, ma per anni noi gli abbiamo detto di andarsene dalle nostre scuole, di andarsene dal nostro governo, di andarsene dalle nostre vite.

Essendo Lui quel gentiluomo che è, io credo che con calma Egli si sia fatto da parte.

Come possiamo sperare di notare che Dio ci dona ogni giorno la Sua benedizione e la Sua protezione se Gli diciamo: "lasciaci soli"? Considerando i recenti avvenimenti... attacchi terroristici, nelle scuole... ecc... penso che tutto sia cominciato quando 15 anni fa Madeline Murray O'Hare ha ottenuto che non fosse più consentita alcuna preghiera nelle nostre scuole americane e le abbiamo detto.. OK.

Poi qualcuno ha detto: "è meglio non leggere la Bibbia nelle scuole"... (la stessa Bibbia che dice, Tu non ucciderai, Tu non ruberai, ama il tuo prossimo come te stesso) e noi gli abbiamo detto.. OK.

Poi, il dottor Benjamin Spock ha detto che noi non dovremmo sculacciare i nostri figli se si comportano male perché la loro personalità viene deviata e potremmo arrecare danno alla loro auto- stima, e noi abbiamo detto "un esperto sa di cosa sta parlando" e cosi abbiamo detto.. OK.

Poi, qualcuno ha detto che sarebbe opportuno che gli insegnanti e i presidi non punissero i nostri figli quando si comportano male, e noi abbiamo detto OK.

Poi alcuni politici hanno detto: "Non è importante ciò che facciamo in >privato purché facciamo il nostro lavoro" e d'accordo con loro, noi abbiamo detto... OK.

Poi qualcuno ha detto: "Il presepe non deve offendere le minoranze", così nel famoso museo Madame Tussaud di Londra al posto di Maria e Giuseppe hanno messo la Spice girl Victoria e Backam e noi abbiamo detto.. OK.

E poi qualcuno ha detto: "Stampiamo riviste con fotografie di donne nude e chiamiamo tutto ciò "salutare apprezzamento per la bellezza del corpo femminile". E noi gli abbiamo detto. OK.

Ora ci chiediamo come mai i nostri figli non hanno coscienza e non sanno distinguere ciò che e giusto da ciò che è sbagliato. Probabilmente, se ci pensiamo bene noi raccogliamo ciò che abbiamo seminato. Buffo come sia semplice, per la gente, gettare Dio nell'immondizia e meravigliarsi perché il mondo sta andando all'inferno.

Buffo come crediamo a quello che dicono i giornali, ma contestiamo ciò che dice la Bibbia.

Buffo come tutti vogliono andare in Paradiso, ma al tempo stesso non vogliono credere.. pensare né fare nulla di ciò che dice la Bibbia.

Buffo come si mandino migliaia di barzellette via e-mail che si propagano come un incendio, ma quando si incomincia a mandare messaggi che riguardano il Signore, le persone ci pensano due volte a scambiarseli.

Buffo come tutto ciò che è indecente, scabroso, volgare ed osceno circoli liberamente nel cyberspazio, mentre le discussioni pubblicate su Dio siano state soppresse a scuola o sul posto di lavoro.

Buffo come a Natale nelle scuole la recita per i genitori non possa più essere sulla natività ed al suo posto venga proposta una favola di Walt Disney.

Buffo come si stia a casa dal lavoro per una festività religiosa.. ma non si conosca nemmeno quale sia la ricorrenza.

Buffo come qualcuno possa infervorarsi tanto per Cristo la domenica, mentre e di fatto un cristiano invisibile durante il resto della settimana.


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giovedì, 01 marzo 2007

[Mascalzonate di Panorama n. 06,03/02/2007]


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venerdì, 23 febbraio 2007

E' UNA BELLA STORIA... MERITA UN MINUTO PER ESSERE LETTA. 


ogni tanto fermarsi a pensare........ 


Un giorno un'insegnante chiese ai suoi studenti di fare una lista dei nomi degli altri studenti nella stanza su dei fogli di carta,

lasciando un po' di spazio sotto ogni nome. 

Poi disse loro di pensare la cosa più bella che potevano dire su ciascuno dei loro compagni di classe e scriverla. 
Ci volle tutto il resto dell'ora per finire il lavoro,
ma all'uscita 
ciascuno degli studenti consegnò il suo foglio. 
 
Quel sabato l'insegnante scrisse il nome di ognuno su un foglio separato, e vi aggiunse la lista di tutto ciò che gli altri avevano detto su di  lui/lei. 
 
Il lunedì successivo diede ad ogni studente la propria lista. Poco dopo, l'intera classe stava sorridendo. 
 
"Davvero?" sentì sussurrare. "Non sapevo di contare così tanto per 
qualcuno!" e "Non pensavo di piacere tanto agli altri" erano le frasi più pronunciate. 
 
Nessuno parlò più di quei fogli in classe, e la prof non seppe se i 
ragazzi l'avessero discussa dopo le lezioni o con i genitori, ma non aveva importanza: l'esercizio era servito al suo scopo. 
Gli studenti erano felici di se stessi e divennero sempre più uniti. 
 
Molti anni più tardi, uno degli studenti venne ucciso in Vietnam e la sua insegnante partecipò al funerale. Non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento: sembrava così bello e così maturo... 
 
La chiesa era riempita dai suoi amici. Uno ad uno quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l'insegnante fu l'ultima a salutare la salma. 
Mentre stava lì, uno dei soldati presenti le domandò "Lei era l'insegnante di matematica di Mark?". Lei annuì, dopodiché lui le disse "Mark parlava  di lei spessissimo" 
 
Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe di Mark andarono 
insieme al rinfresco. I genitori di Mark stavano lì, ovviamente in attesa di parlare con la sua insegnante. 
"Vogliamo mostrarle una cosa", disse il padre, estraendo un portafoglio 
dalla sua tasca. "Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso. 
Pensiamo che possa riconoscerlo" 
 
Aprendo il portafoglio, estrasse con attenzione due pezzi di carta che 
erano stati ovviamente piegati, aperti e ripiegati molte volte. 
L'insegnante seppe ancora prima di guardare che quei fogli erano quelli in cui lei aveva scritto tutti i complimenti che i compagni di classe di Mark avevano scritto su di lui. 
 
"Grazie mille per averlo fatto", disse la madre di Mark. "Come può vedere, Mark lo conservò come un tesoro" 
 
Tutti gli ex compagni di classe di Mark iniziarono ad avvicinarsi. 
 
Charli sorrise timidamente e disse "Io ho ancora la mia lista. E' nel 
primo cassetto della mia scrivania a casa". 
 
La moglie di Chuck disse che il marito le aveva chiesto di metterla 
nell'album di nozze, e Marilyn aggiunse che la sua era conservata nel suo diario. 
 
Poi Vicki, un'altra compagna, aprì la sua agenda e tirò fuori la sua lista un po' consumata, mostrandola al gruppo. "La porto sempre con me, penso che tutti l'abbiamo conservata" 
In quel momento l'insegnante si sedette e pianse. Pianse per Mark e per 
tutti i suoi amici che non l'avrebbero più rivisto. 
 
Ci sono così tante persone al mondo che spesso dimentichiamo che la vita finirà un giorno o l'altro. E non sappiamo quando accadrà. 
 
Perciò dite alle persone che le amate e che vi importa di loro, che sono speciali e importanti. Diteglielo prima che sia troppo tardi. 
     
Ricorda, "chi semina raccoglie". Quelli che metti nella vita degli altri tornerà a riempire la tua.  



 


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domenica, 18 febbraio 2007

 

Buona domenica


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venerdì, 16 febbraio 2007

gli uomini....
"amali, ma senza farti troppo male.
amali, ma senza mancarti mai di rispetto.
Sono tremendamente imperfetti,
a volte sono rozzi, spesso non trovano le parole,
anzi,
stanno semplicemente troppo zitti
quando tu avverti il desiderio
di essere inondata di verbi,
sostantivi e aggettivi
o vorresti
che usassero
l'infallibile intelligenza del cuore
piuttosto
che la labile ragionevolezza della mente
Amali, perchè sono fragili,
anche quando esibiscono muscoli da palestra.
Comprendi, senza tradire te stessa,
la loro frugalità d'animo:
è solo timidezza, a volte,
e maschera implacabili menti matematiche
che non apprezzano la bellezza del caos.
Prova a giustificarli se non riescono ad essere
ragionevolmente indipendenti come siamo noi.
Il loro cruccio è che non sanno maneggiare i sentimenti
e perdonali se pronunciano raramente l'invocato "ti amo",
non hanno letto abbastanza poesie.
Sii sempre loro amica e te ne saranno grati.
L'ironia delle donne è un'arma della quale non conoscono
la sottile arguzia, l'alleanza femminile li sconcerta,
la generosità li meraviglia.
Regala loro dei romanzi: nella buona letteratura sono
racchiuse le migliori risposte.
Spiega loro il coraggio e la lealtà,
la potenza di un abbraccio e
il languore di una carezza fra i capelli..."

(Paola Calvetti)



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lunedì, 12 febbraio 2007

...ciò che avviene

è identico a ciò che non avviene,

ciò che scartiamo o ignoriamo identico

a ciò che accettiamo o aferriamo,

ciò che sperimentiamo identico

a ciò che non proviamo,

tuttavia la vita passa e passiamo la vita

a scegliere, a rifiutare a selezionare,

a tracciare un alinea che separi quelle cose

che sono identiche e faccia della nostra storia

una storia unica da ricordare e da raccontare.

Impieghiamo tutta la nostra intelligenza

e i nosgtri sensi e le nostre ansie

al fine di discernere ciò che sarà uniformato,

o che lo è già, e per questo

siamo pieni di rimpianti e di occasioni perdute,

di conferme e riaffermazioni e di occasioni sfruttate....

(Javier Marias, Un cuore così bianco)


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giovedì, 08 febbraio 2007

Cinque cannibali vengono assunti come impiegati in una banca.
   Durante la presentazione, il Direttore Generale dice:

- Adesso siete parte del gruppo. Qui si guadagna bene, e se avete fame
   potete andare alla mensa aziendale. Quindi non date noia agli altri
   impiegati! I cannibali promettono di non disturbare gli altri. Quattro
   settimane dopo il D.G. torna e dice:

- State tutti lavorando bene, e sono molto soddisfatto di voi. Però da
   ieri sembra scomparsa una delle ragazze delle pulizie e gli uffici sono
   tutti sporchi. Qualcuno di voi sa cosa è successo? I cannibali
   dichiarano di non sapere niente della ragazza. Dopo che il direttore è
   uscito, il capo dei cannibali dice agli altri:

- Chi di voi idioti ha mangiato la ragazza?

 Uno alza esitante la mano, ed il capo dei cannibali dice:

   - Imbecille! Per quattro settimane abbiamo mangiato Responsabili
   Marketing, Capi Area, Dirigenti, Area Manager e Product Manager, in
   modo che nessuno si accorgesse di niente, e tu dovevi mangiarti proprio
   la ragazza delle pulizie?!
 


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martedì, 30 gennaio 2007

A proposito di oroscopo cinese

I migliori anni della nostra vita da porci di Chicco Gallus

Fra poco, secondo il calendario cinese, inizierà l'anno del maiale.

Praticamente per tutti gli uomini è come avere

un onomastico che dura 365 giorni.

Finalmente un bell'argomento su cui grufolare.

 Su cui gettarsi a rotta di capocollo.

De resto è poco noto,

ma se la donna fu creata da una costola,

sembra logico

che l'uomo venga invece da una costoletta.

Fra l'uomo e il maiale la differenza la fa

la buona educazione: date a un uomo un'ottima educazione

e otterrete un maiale represso.

Datela ad un maiale e avrete un uomo depresso.

In ogni uomo c'è un porco che sonnecchia,

si dice. In realtà non sonnecchia neppure tanto.

Massì, diciamocelo, la maga Circe non faceva

nulla di speciale a trasformar gli uomini in porci.

George Orwel in 'La fattoria degli animali'

ci ha invece raccontato come mutare i maiali in uomini,

 o almeno non far notare la differenza.

Insomma è il nostro anno, il mondo è nostro.

Un mondo in agrodolce, essendo l'anno del

maiale una specialità cinese.

 Basta con le diete, basta con le posate,

con la sciocca mania di usare i bicchieri

invece di bere suinamente dalla bottiglia.

Vediamo di porci comodi, per godercelo.

Comunichiamocelo pure sul web,

con un sito apposito:

lo potremmo chiamare 'suinternet'.

Una lucidata al grugno,

una pettinata alle setole e via:

godiamoci questi dodici mesi.

E' l'occasione buona,

e (si sa) l'occasione fà l'uomo lardo.


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domenica, 28 gennaio 2007

SE QUESTO E' UN UOMO

 

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

Primo Levi


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martedì, 09 gennaio 2007

Ho amici che non sanno quanto sono miei amici.
Non percepiscono tutto l'amore che sento per loro né quanto siano necessari per me.
L'amicizia è un sentimento più nobile dell'amore. Questo fa sì che il suo oggetto si divida tra altri affetti,
mentre l'amore è imprescindibile dalla gelosia, che non ammette rivalità.
Potrei sopportare, anche se non senza dolore, la morte di tutti i miei amori,
ma impazzirei se morissero tutti i miei amici!
Anche quelli che non capiscono quanto siano miei amici e quanto la mia vita
dipenda dalla loro esistenza...
Non cerco alcuni di loro, mi basta sapere che esistono.
Questa semplice condizione mi incoraggia a proseguire la mia vita.
Ma, proprio perché non li cerco con assiduità, non posso dir loro quanto io li ami.
Loro non mi crederebbero.
Molti di loro, leggendo adesso questa "cronaca" non sanno di essere inclusi
nella sacra lista dei miei amici. Ma è delizioso che io sappia e senta che
li amo, anche se non lo dichiaro e non li cerco.
E a volte, quando li cerco, noto che loro non hanno la benché minima nozione di
quanto mi siano necessari, di quanto siano indispensabili al mio equilibrio
vitale, perché loro fanno parte del mondo che io faticosamente ho costruito,
e sono divenuti i pilastri del mio incanto per la vita.
Se uno di loro morisse io diventerei storto.
Se tutti morissero io crollerei.
E' per questo che, a loro insaputa, io prego per la loro vita.
E mi vergogno perché questa mia preghiera è in fondo rivolta al mio proprio benessere.
Essa è forse il frutto del mio egoismo.
A volte mi ritrovo a pensare intensamente a qualcuno di loro.
Quando viaggio e sono di fronte a posti meravigliosi, mi cade una lacrima perché non
sono con me a condividere quel piacere...
Se qualcosa mi consuma e mi invecchia è perché la furibonda ruota della vita
non mi permette di avere sempre con me, mentre parlo, mentre cammino,
vivendo, tutti i miei amici, e soprattutto quelli che solo sospettano o forse
non sapranno mai che sono miei amici.
Un amico non si fa, si riconosce.
(Vinìcius De Moraes)

 

 


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lunedì, 01 gennaio 2007

L'infinito è in fondo al corridoio

e la chiave è nella porta;

aprila per un nuovo anno

BUON 2007


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venerdì, 22 dicembre 2006

Tu
che
ne dici
SIGNORE se
in questo Natale
faccio un bell’albero
dentro il mio cuore, e ci
attacco, invece dei regali,
i nomi di tutti i miei amici: gli
amici lontani e gli amici vicini, quelli
vecchi e i nuovi, quelli che vedo ogni gior-
no e quelli che vedo di rado, quelli che ricordo
sempre e quelli a volte dimenticati, quelli costanti
e quelli alterni, quelli che, senza volerlo, ho fatto soffrire
e quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire, quelli che
conosco profondamente e quelli che conosco appena, quelli che mi
devono poco e quelli ai quali devo molto, i miei amici semplici ed i miei
amici importanti, i nomi di tutti quanti sono passati nella mia vita.
Un albero con radici
molto profonde, perché
i loro nomi non escano
mai dal mio cuore; un
albero dai rami molto
grandi, perché i nuovi
nomi venuti da tutto il
mondo si uniscano ai già
esistenti, un albero con
un’ombra molto gradevole
affinché la nostra amicizia,
sia un momento di riposo
durante le lotte della vita



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___c i a i l a n___



Se credi che il perdono va più lontano della vendetta,

se sai cantare la felicità degli altri e danzare la loro allegria,

se credi che l’amore è la sola forza di discussione,

se sai accettare la critica e farne tesoro senza respingerla e difenderti,

se sai accogliere e adottare un parere diverso dal tuo,

se ti schieri dalla parte del povero e l’oppresso senza considerarti un eroe,

se la collera è per te debolezza e non forza,

se preferisci subire un torto che farlo a qualcuno,

se credi che la pace è possibile tra genti di buona volontà,

se puoi ancora ascoltare il disgraziato che ti fa perdere tempo e sai donargli un sorriso,

se ti sforzerai ogni giorno di togliere qualche “se” per sostituirlo con decisa affermazione… 

Allora sarai il Falò che arde sul monte,

e che illumina le strade del mondo:

e sarai canto ed aurora di un più chiaro mattino






A S C O L T A N D O

DOMO MIA

EROS E TAZENDA

 




 




I L  T E M P O

 

 

G L I  A M I C I

Armandos
azrael..
Cogito ergo Bum.
colorando
donatella
false impressioni
Fastidio di trasmissione
filosofo
i racconti di zamalek
i.vanattila
Il titolo non c'è
In cerca di me
la cantina di kappa
le magnifiche illusioni
micilde
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